Chez Charlotte Spleen

C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.


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The Apprentice

Vorrei condividere alcune considerazioni sull’ultima novità dei reality show italiani, premettendo che non sono mai stata un’amante di questo genere televisivo.

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Dal 18 Settembre su SkyCielo va in onda “The Apprentice”, il nuovo talent show di 10 puntate, durante le quali 16 candidati, aspiranti uomini di affari, devono superare 10 sfide manageriali dettategli dal boss Flavio Briatore. I partecipanti sono divisi fin dall’inizio in due squadre ; una femminile e una maschile. Alla fine di ogni sfida il boss convoca i partecipanti e proclama un team vincitore, che a sua volta riceve un premio. Al contrario, la squadra perdente deve affrontare un colloquio con Flavio Briatore, il quale eliminerà uno dei concorrenti. Il premio che vincerà il concorrente finale sarà un contratto di un anno per lavorare a fianco del famoso manager italiano, con uno stipendio a sei cifre.

In primis, dopo aver descritto a grandi linee il programma, chiunque potrebbe pensare che questo reality possa essere una buona occasione da sfruttare per molti giovani, in un periodo come questo di grande crisi lavorativa. Io la vedo come una strategia di self-branding, con la quale i giovani concorrenti vogliono mettere in luce agli occhi di tutti gli spettatori, il loro talento nel campo manageriale.

Infatti, documentandomi un po’ e leggendo alcune interviste rilasciate dai 16 ragazzi, non ho potuto far a meno di notare che i concorrenti, anche se non vincitori, dopo questa esperienza hanno ricevuto proposte di lavoro da imprenditori italiani che li hanno notati durante lo show. Questa può essere sicuramente una sfumatura positiva del talent show.

Ma veniamo al tipo di approccio che il boss usa per rivolgersi ai partecipanti. Una delle frasi più volte ripetuta da Briatore è:

Sei fuori!

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Questa espressione, utilizzata dal boss per eliminare i concorrenti è già diventata un cult, ed è solo una dei tanti insulti utilizzati da Briatore nei confronti dei ragazzi. Questi infatti, più che concorrenti, agli occhi degli spettatori possono sembrare marionette scoordinate esposte a prove di abilità strategiche. I modi del boss, tanto chiacchierati dalla critica italiana, sembra quasi che vogliano imitare quelli quotidiani del  mondo del lavoro di oggi, cercando di scoraggiare i concorrenti. A mio avviso, questo cercare di terrorizzare i candidati porta a leggere questo tipo di programma con una diversa chiave di lettura; quella ironica. Probabilmente una buona parte degli spettatori tende a seguire questo talent show per la caricatura affibbiata a Flavio Briatore; quella di un imprenditore troppo sicuro di sé che utilizza modi da spaccone per rivolgersi ai suoi “alunni”.

Pur avendo trovato un aspetto positivo, e pur avendo registrato un buon numero di ascolti ( 442.000 spettatori durante l’ultima puntata) mi sembra che l’effetto finale di questo show sia deprimente. L’intento è quello di voler rispecchiare la dura realtà dei giovani italiani alla ricerca di lavoro, il risultato, invece, potrebbe essere quello di uno spettatore che si sente urtato dalle tante espressioni esagerate che escono dalla bocca del boss (es. “Sei una capra!” ) e quindi di uno spettatore messo a disagio.

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