Chez Charlotte Spleen

C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.


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J’ai deux amours ; mon pays et Paris.

Avrei dovuto dedicare un post a Parigi molto prima, ma ogni volta che mi trovavo a farlo cancellavo velocemente le poche righe scritte. Non sono una ragazza che ama parlare (o meglio, scrivere in questo caso) dei ricordi.

Ad ogni modo, trovo carino condividere ciò che meglio mi ricordo della mia ultima visita, in Ottobre. Poche cose da me fotografate o visitate perché sono dell’idea che per conoscere la città sia necessario viverla personalmente; trovo inutile leggere pareri scritti su internet o su libri che spesso si rivelano fin troppo soggettivi, lasciando poi poca fantasia al viaggiatore.

Per cominciare anticipo che il francese è la lingua che più mi affascina e che più ho studiato, e la Francia è il paese europeo che più ho visitato. Parigi, i castelli della Loira, la Provenza, Mont Saint-Michel, la Costa Azzura, l’Alta Normandia…

Torniamo a Parigi. Come prima cosa ecco qua i posti dove mangiare, in cui sono stata l’ultima volta:

  • Schwartz’s Deli. (“deli” se ben ho capito sta per “délicatesses” ) L’ambiente è semplice e accogliente e si fa subito caso al bancone della macelleria dove la carne è in vendita, oltre ad essere destinata al consumo momentaneo. Il menù presenta principalmente hamburgers cucinati in svariati modi e accompagnati con una vasta scelta di contorni (oltre a poche Soupes e Salades per chi non ha voglia di mangiare carne ) . Personalmente se non si è amanti della carne e di porzioni molto abbondanti conviene lasciare perdere. (Per chi volesse provare: 16, Rue des Ecouffes, quartier du Marais.) Di seguito vi mostro la foto che ho scattato.

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  • La Table d’Anvers: ristorante trovato per caso, nel quartiere di Montmartre (2, Place Anvers ). Personale gentilissimo, luci soffuse, zero turisti, piatti originali e cucina ottima.

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Contrariamente alle prime due volte in cui sono stata a Parigi, ho trovato la zona degli Champs-Élysées invivibile, totalmente caotica, presa d’assalto da turisti impazziti per i tanti negozi che fino a prova contraria si possono trovare anche in Italia.

A sorpresa, nella zona circostante alla Tour Eiffel abbiamo trovato l’esposizione internazioanle degli “United Buddy Bears“, formata da 300 opere alte circa due metri raffiguranti degli orsi. Ogni orso rappresenta un diverso stato ed è dipinto a mano da un diverso artista.

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Il quartiere che più mi è rimasto nel cuore è quello dell’ Opéra; uno dei quartieri presi meno in considerazione dai visitatori. L’Opéra National è un edificio che rimarrei a fissare per ore ed il suo interno, che ho visitato 3-4 anni fa, lascia senza fiato.Ricordo ancora il soffitto dell’Auditorium dipinto da Chagall contrastato dai velluti rossi e dalle foglie dorate sulle pareti. Place de l’Opéra è uno dei punti nevralgici della città.

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Esperimento n°2 : crostata con crema e frutta.

Inverno. Nevica, fa freddo, il cielo a Bologna è grigio 6 giorni su 7, perché allora non sperimentare qualche dolce a caso e divorarlo? (non sempre, visti i risultati a volte deludenti… )

Ieri pomeriggio mi sono cimentata in una sottospecie di crostata con crema, fragole e more. Delusione numero 1: il sapore delle more e delle fregole, non essendo di stagione, purtroppo era vagamente somigliante a quello originale .

Ricordando la favolosa crostata con crema e frutti di bosco che mangiavo da piccola, ho appositamente chiesto consigli e indicazioni su come meglio ottenere la stessa crema alla nonna. Ah, la nonna; solitamente la figura più indicativa per quanto riguarda la cucina, per persone alle prime armi come me. Invece no. La mia ( per fortuna nel mio caso ne esistono due!) in cucina se la cava per quanto riguarda le cose più semplici, o essendo un po’ disordinata e distratta, per quanto riguarda il pasticcio (simile alla lasagna ma, appunto, più raffazzonato ma a mio parere buonissimo). Ebbene anche in questo caso, ormai sono sicura, mi ha dato le dosi per ottenere la crema, un po’ alla bell’e meglio. Ho usato la fecola di patate al posto della farina (?) e ne ho messa, come da lei suggerito “quanto basta, a occhio”. Ecco, questa è la tipica frase da non dire mai a una principiante come me in fatto di cucina. A occhio per me è come dire A CASO, A SENTIMENTO, perché la mia esperienza è pari a zero e “a occhio” per me può voler dire qualsiasi cosa…e infatti. Sapore poco soddisfacente. In più, seguendo il consiglio della nonna ho aggiunto DELLE scorze di limone, altra indicazione imprecisa; ed infatti A SENTIMENTO ne ho messe 3, e la mia crema somigliava più a un sorbetto al limone. 

Contrariamente al sapore, per quanto riguarda l’aspetto tanto male non è andata. A dirla tutta, riguardando la foto la voglia di mangiarne un altro pezzo mi è tornata!

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Come ho detto la scorsa volta, consigli e considerazioni diversi da quelli della nonna “casinara” sono ben accetti!